Calcio d’inizio – Jeep Renegade allo Juventus Stadium

Eccoci qua.  Beh, che dire, sono un pó emozionato. Eh sì, perché si dia il caso che è il primo post del mio primo blog. È proprio per questo motivo che ho scelto questo titolo. Occupandomi di comunicazione nei miei studi, ho deciso di conciliare questa mia attitudine con la più grande passione che nutro:quella per il calcio.

Di qui il titolo del blog. È un titolo che punta molto sul gioco di parole, ma non è neanche poi così casuale. Dal mio punto di vista infatti, il gioco del calcio e fortemente legato al tema della comunicazione. Ad alti livelli il legame è evidente. Questo sport è altamente mediatizzato e, soprattutto negli ultimi anni, in alcuni casi l’immagine e la retorica prevalgono sul calcio giocato. Questo lo si può vedere a partire dalle strategie comunicative adottate dagli allenatori, sia a livello interno che (soprattutto) a livello esterno, attraverso le interviste rilasciate ai giornalisti. È ovvio che sono proprio questi soggetti che contribuiscono a questa tendenza. Più in generale,  tutti gli operatori dell’informazione,  dalle industrie televisive, ai giornali (sì, esistono ancora), fino ai social. È in questi ambienti che spesso è volentieri si parla di calcio in termini di comunicazione.

Un’ altra consuetudine in questo senso è quella delle squadre di calcio, non più intente a considerare solo gli aspetti prettamente tecnico-tattici, ma anche quelli legati all’immagine della squadra, al marketing. Dopo questa premessa un pó lunga (perdonatemi, non accadrà più) vorrei trattare proprio quest’ultimo tema, quello del marketing legato alle squadre.

Diverse società hanno investito ormai da molti anni ingenti quantità di denaro nel settore del marketing e del potenziamento dell’immagine del team. Una su tutte, il Manchester United. La squadra inglese dei Red Devils è stata ribattezzata dalla rivista Forbes una “macchina da soldi imperiale” e, vedendo la loro ultima campagna acquisti, direi che l’appellativo non è azzeccato. Di più. Impietoso in ogni caso è il confronto con la nostra povera Italia, dove una delle poche squadre che si sta orientando (in palese ritardo) verso questa tendenza è la Juventus. La costruzione dello stadio di proprietà ed il rafforzamento del settore marketing ha senza dubbio avvicinato la squadra alla tendenza già consolidata ormai da anni in Inghilterra. Certamente non si può ancora dire che si possa competere con loro, anche perchè la Juve non solo non ha guadagni così ingenti come le altre big europee, ma anche perchè è una delle poche realtà italiane attrezzate sotto questo punto di vista. Sicuramente è stata fonte d’ispirazione per altre squadre (Roma e Udinese in particolare sembra si stiano orientando in questa direzione), ma siamo ancora lontani anni luce.

Ora, mi ha molto colpito la campagna di guerrilla marketing adottata dal partner della Juventus “Jeep” per lanciare il nuovo modello “Renegade”. Dopo aver lanciato uno spot piuttosto ben architettato, con tanto di canzone ad hoc prodotta da un cantautore di origini africane, Victor Chissano; Jeep ha organizzato un evento promozionale allo Juventus Stadium, in occasione della partita Juventus-Cesena. Se vi sieti persi lo spt, potete vederlo quì.

Ad ogni spettatore è stata fornita una t-shirt arancione da indossare. Lo stadio, subito diventato insolitamente monocromatico, era in tinta perfetta con la Jeep Renegade, che appariva proprio sul rettangolo di gioco. Non solo, alcuni dei protagonisti dello spot entravano in campo, compiendo gli stessi gesti di quando avevano recitato nella pubblicità. Dulcis in fundo, il testimonial. Andrea Pirlo, giocatore più rappresentativo della Juventus, soprattutto all’estero, appariva nel rettangolo verde tenendo in mano un grande palloncino arancione. Una campagna molto ben congegnata, senza dubbio. Una rarità, per quanto riguarda il nostro bel Paese.

Quindi, complimenti alla Juventus, complimenti alla Jeep, complimenti all’Italia. Complimenti moderati però, perchè l’esempio è positivo e fa ben sperare, ma rimane una piccola goccia in un grande mare. Ma, si sa, per costruire qualcosa di grande, ci sono due alternative: i fondi illimitati o le idee. La seconda delle opzioni è sicuramente la più lunga e la più difficile. Ma è ciò di cui oggi il calcio italiano ha bisogno per ricostruire la sua immagine che, al di là di tutto, è fortemente legata all’aspetto tecnico.

“Tutte le idee che hanno enormi conseguenze sono sempre idee semplici”
(Lev TolstoJ)